venerdì 20 aprile 2012

Pazienti dislessici o dislessici pazienti?






Ho trovato ieri in rete questo articolo inerente un lodevole progetto a favore dei bambini dislessici. Le scuole di Catanzaro hanno, infatti, ottenuto l’accesso gratuito all'Audioteca nazionale di Verbania grazie alla quale gli alunni DSA potranno avere accesso a migliaia di audiolibri. Un’ottima iniziativa ma divulgata in una pessima maniera.
Già il titolo scelto non presagisce nulla di buono: "Dislessia, libri dell'Audioteca di Verbania per piccoli pazienti". Stando ad una frase di questo tipo si suppone

che l'autore dell'articolo consideri i bambini dislessici come “pazienti”, e quindi malati poiché, come ovvio, un paziente diventa tale quando per via di malanni di vario tipo si sottopone a visite o cure di una struttura ospedaliera. Chi conosce la dislessia sa che le cose non stanno affatto così. La dislessia non è una malattia ma un disturbo specifico dell’apprendimento. Una caratteristica. Non esiste cura ma terapie logopediche e diversi percorsi di apprendimento e insegnamento in grado di correggerla e farne fronte.
La scelta di quel titolo è solo un errore di “distrazione”? Macché. Le imprecisioni aumentano e diventano, a mio modo di vedere, ancora più gravi nel corpo dell’articolo raggiungendo il culmine con questa frase: “Viceversa la cura e la correzione portano alla completa guarigione dei piccoli dislessici, spesso grandi personaggi in assoluto, se è vero che tantissimi pazienti sono divenuti autentici numeri uno come Carlo Magno, Napoleone, Churchill, Washington, Pablo Picasso, Walt Disney, Leonardo da Vinci, addirittura Einstein e più recentemente Mohammed Ali' e Tom Cruise". Tralasciando al momento il discorso sui dislessici famosi di cui parlerò in un post futuro, è surreale pensare che un giornalista, addetto all’informazione, possa parlare in questa maniera della dislessia, un argomento assai delicato. “Cura” “guarigione” “pazienti” sono vocaboli che non devono essere assolutamente accostati alla dislessia e ai dislessici poiché utilizzandoli non si fa altro che il male di migliaia di bambini e ragazzi con tale difficoltà. Potrebbe passare il fatto che “cura” sia riferita al “prendersi cura” dei dislessici. In questo caso potrebbe calzare, visto che un aiuto costante è indispensabile per il superamento delle difficoltà dei DSA. Per “guarigione” e “pazienti”, però, non riesco proprio a trovare altre spiegazioni. Riflettendoci su, forse posso trovarle. Forse i dislessici, così come le loro famiglie, sono davvero “pazienti” e anche molto. Penso che, infatti, debbano avere davvero una pazienza infinita per fronteggiare quotidianamente persone, come l’autore dell’articolo, che non conoscono affatto la dislessia e che per giunta ne parlano, e male, senza conoscerla.
A questo punto mi è caduto l’occhio su un virgolettato. Riscorro velocemente il testo e mi accorgo che la frase incriminata che mi ha lasciato alquanto sconcertato non è opera del giornalista ma è stata ripresa per intero da un comunicato stampa. Emanato da chi? Dall’Azienda Ospedaliera promotrice del progetto. Incredibile. Per verificare il fatto sono andato a ricercare la notizia su altri quotidiani della zona di Catanzaro. Risultato? Tutti quelli che parlano di questa iniziativa lo fanno riprendendo per intero il virgolettato emanato dall’Azienda Ospedaliera riportando, purtroppo, anche la frase suddetta. E’ possibile che chi dovrebbe essere esperto in materia, medici e specialisti, abbia parlato in questo modo della dislessia? Evidentemente è così. È, quindi, scagionato il giornalista autore dell’articolo pocanzi analizzato? Assolutamente no. In primis si rivela poco informato sull’argomento e come se non bastasse fa molta confusione quando decide di aprire il suo pezzo con una titolazione di quel tipo. Si confonde perché il progetto degli audiolibri era dapprima pensato per i pazienti dell’Azienda Ospedaliera e poi esteso anche alle scuole catanzaresi. Probabilmente, senza fare troppa attenzione ha fatto uno più uno e ha impacchettato in fretta e in furia il suo articolo senza accorgersi che stava etichettando i dislessici come “pazienti” e quindi malati. Un errore imperdonabile, ma mai tanto quanto quello compiuto nel comunicato redatto dall’Azienda Ospedaliera in questione. Gli specialisti del settore devono essere l’esempio di comunicazione e informazione sul disturbo della lettura o delle tematiche che via via trattano. Devono fare chiarezza in chi ha ancora dei dubbi e divulgare conoscenza nell’opinione pubblica.
Fermo restando la lodevole iniziativa a favore dei bambini con difficoltà di lettura, considerazioni di questo tipo non fanno altro che gravare ancor di più sulle loro vite e non possono assolutamente essere accettate da chi dovrebbe essere, invece, un esperto del settore.
I pazienti dislessici? No. I dislessici, e le loro famiglie, sono molto, molto pazienti e devono continuare ad esserlo sempre con maggiore tenacia visti i tanti, troppi, ignoranti in materia.


Fonte foto: Tecnologia-ambiente.it

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