domenica 24 giugno 2012

Dislessia e diritti negati: un esempio fra tanti


Nel post di ieri accennavo a quanto può essere difficile per un dislessico e per la sua famiglia scegliere la scuola superiore visti i numerosi rischi di trovarsi, o ritrovarsi, di fronte a situazioni indiscrete.
Proprio oggi, come fosse fatto apposta, trovo pubblicata sul Giornale di Brescia la lettera di una familiare (zia) di una ragazza dislessica la quale racconta le difficoltà incontrate dalla ragazza e dai suoi genitori in un istituto che non è stato in grado di aiutarla come avrebbe dovuto.
Questo il testo della lettera tratta appunto dal Giornale di Brescia di oggi:


Mia nipote ha iniziato a frequentare un Liceo della provincia nell'anno scolastico 2009/2010. Notando alcune difficoltà nello studio, non nell'apprendimento ma nella tempistica di apprendimento, i genitori hanno consultato il dott. Roberto Medeghini che ha constatato che la ragazza è dislessica ed in maniera lieve anche discalculica.
La dislessia non è una malattia ma una disabilità che consiste nella difficoltà dei soggetti colpiti ad una lettura accurata e fluente, non dovuta a deficit intellettivi o sensoriali. I dislessici, i disgrafici e i discalculici solo con dispendio di energie e concentrazione riescono ad ottenere quello che per gli altri può essere banale.
Alla scuola è stata prontamente consegnata la documentazione che attesta questa difficoltà.
La legge 170 prevede che questi soggetti abbiano un percorso parzialmente diverso nella tempistica per lo svolgimento di alcuni compiti senza sottrarli alla difficoltà della prova da sostenere.
Alla classe non è stata comunicata questa difficoltà (la ragazza non voleva sentirsi diversa) ma la presidenza e gli insegnanti ne erano al corrente.
I genitori hanno avuto dei colloqui con il preside ed il vicepreside e con l'applicazione molto blanda della legge la ragazza ha portato a termine l'anno scolastico 2010/2011 con buoni risultati anche se in condizioni psicologiche pessime tanto da valutare la possibilità di abbandonare gli studi.
L'anno scolastico 2011/2012, inizio del triennio superiore, con il cambio di alcuni insegnanti e con l'ennesimo cambio di presidenza (in tre anni tre presidi di cui due reggenti) si è rivelato molto difficoltoso.
Nessuna delle facilitazioni previste per i dislessici è stata applicata, anzi si è notata da parte di alcuni insegnanti una certa insofferenza e anche la poca volontà nell'approfondire questa problematica.
È stato più volte richiesto il P.E.I. (piano educativo individualizzato) predisposto per la ragazza, ma invano.
Alla metà del mese di ottobre è stato chiesto un incontro con il preside, ma nonostante i solleciti il colloquio non è stato fissato.
I compagni di classe venuti a conoscenza di questa difficoltà hanno indetto un'assemblea «alle spalle della ragazza» ed hanno contestato le eventuali «facilitazioni».
Le vacanze di Natale, che dovrebbero essere una pausa nell'anno scolastico, si sono rivelate invece un «tour de force» per preparare quanto richiesto dagli insegnanti (ripeto: quello che per gli altri è banale per i dislessici richiede uno sforzo notevolmente superiore).
A questo punto, ormai scoraggiati e consapevoli che nulla sarebbe cambiato, i genitori, contattano un liceo privato per verificare la possibilità di un trasferimento. Appuntamento immediato.
In quegli stessi giorni chiama la segreteria del Liceo statale dicendo che il P.E.I. è pronto che finalmente l'appuntamento con il preside è fissato.
A seguito del colloquio con la dirigenza dell'istituto privato, considerata la loro conoscenza della problematica e vista la presenza di altri ragazzi dislessici la decisione è facile da prendere: trasferimento.
Ma c'è un ma...
La classe terza è al completo e non è possibile inserire la ragazza nemmeno con il prossimo anno scolastico. L'unica soluzione è perdere l'anno e siccome a seguito della riforma Gelmini alcune materie sono cambiate recuperare anche il programma della prima classe. Mia nipote ormai esasperata accetta di ripetere la seconda classe.
Sentiamo comunque quello che ci dirà il preside dello statale, forse si può trovare una soluzione.
All'appuntamento vanno i genitori e «scoprono» che la segreteria non ha mai comunicato al preside la richiesta di appuntamento perché gli insegnanti non avevano predisposto il P.E.I., vengono altresì a conoscenza che non c'è mai stato nessun incontro tra presidenza e insegnanti per discutere del problema come invece sostenuto in maniera particolare da un professore. Il preside sconcertato da quanto accaduto chiede di incontrare mia nipote certo di poterla convincere a ritornare nella sua classe. Dopo il colloquio ed appreso quanto successo in classe con gli insegnanti e certe loro affermazioni il preside, ripeto reggente, si rende conto dell'«impreparazione» che c'è nell'Istituto in relazione alla dislessia e comprende la decisione di cambiare scuola.
In questi sei mesi mia nipote è riuscita a recuperare brillantemente le nuove materie e ha terminato l'anno scolastico in tranquillità e con una buona media.
Cosa sia stato fatto allo Statale circa l'applicazione della Legge 170 non ne sono a conoscenza, voglio però rendere noto quanto successo perché altri ragazzi non debbano subire quello che ha passato mia nipote.
Lettera firmata



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