sabato 18 gennaio 2014

Dislessia e testimonianze: "Il dente preistorico" di Alessio F.

Fonte immagine: LecceSette 

Qualche giorno fa ho ricevuto da Alessio F. un bellissimo brano, un ritratto della sua vita da bambino, che, con il suo permesso, ho deciso di condividere pubblicamente convinto che in molti possano far tesoro delle sue emozionanti parole.
Buona lettura:



"Il dente preistorico.

Avevo nove anni ed ero un piccolo fantasioso archeologo.

Il giardino di casa era la mia giungla. Potevo liberamente uscire di casa, ma mi resi conto già da un po’, che se adagio camminavo, di più particolari mi sarei accorto. D'inverno, mettevo l'occhio e la torcia, tra le fessure dei muretti di casa, a scovare le lucertole in letargo. Passavo serate intere a fare il verso ai Barbagianni e agli Allocchi, spesso mi riducevo con tosse e raffreddore per settimane, pur di vedere quel battito d'ali bianco nella notte. A scuola i miei compagnetti camminavano con la tasca buona piena di figurine dei calciatori panini. Sul fondo delle mie si poteva trovare sabbia e qualche sassolino interessante trovato per strada. Non ero un grande appassionato di calcio ne tanto meno di figurine, quindi era difficile trovare con i miei amichetti un discorso interessante. Così, spesso mi trovavo a stare con le mie compagne a parlare del colore del cielo o dell'arrosto della mamma. Devo dire che questa scelta nel tempo si è rivelata interessante e costruttiva per i miei rapporti di coppia.

Un pomeriggio di Febbraio che il vento tirava a botta sulla casa in collina dove vivevo, mi ero messo a giocare con i soldatini sul solito muretto a ridosso del giardino con la terra più chiara di riporto.

Aveva piovuto a dirotto il giorno prima e la terra era calata di volume. Il mio occhio attento nota una forma a me comune. Quella piccola pietra gialla non era una semplice pietra, ma l'originale dente di una razza del Giurassico, riaffiorata dalla terra di riporto che qualche mese prima un camion aveva svuotato nel mio giardino per rinnovare il terreno. Conoscevo quel dente , perchè avevo una collezione catalogata di copie fossili, che raccoglievo in edicola.

Felice come una pasqua di quello che avevo in mano, corsi da mia madre in casa, con le scarpe sporche di terra e le mani fredde dopo aver lavato sotto l'acqua corrente del fonte in giardino il piccolo fossile.

La testa mi era diventata un pallone per l'emozione e continuai a spiegare a mia madre di quanti milioni di anni si era fatto quel dente prima di averlo io tra le mani, ma non fu tanto accorta al mio entusiasmo e per il dispiacere , rimisi il dente in tasca assieme alla copia in resina che conservavo a casa. La sera prima di andare a letto, dimenticai fossile e copia in tasca e il giorno dopo tutto fini in lavatrice per levare le macchie di erba dalle ginocchia.

No ne rimase più nulla del mio ritrovamento, tanta che feci in modo di dimenticarlo per non pensarci più.

Storie come queste ve ne potrei raccontare molte, perchè spesso per i miei discorsi troppo lunghi e profondi ho perso l'attenzione che mi aspettavo di avere dal mio interlocutore.

Ho 29 anni e la mia vita ha continuato ad essere una scoperta tutti i giorni. E ho imparato a selezionare le persone con cui spartire la mia vita felice, sbagliando destra con sinistra o leggendo lentamente, senza paura di essere giudicato."


Roberto M.
 
Fonte immagine: LecceSette 

 

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