Storie di dislessia: "E' necessario parlare ancora di più di DSA"


Quella di Christina, madre di dislessico e insegnante di primaria, non è una vera e propria storia di dislessia, ma un'analisi approfondita degli errori che si fanno a scuola con gli alunni DSA e un invito a parlarne di più affiché non si ripetano.


"I problemi sono tanti. L'arroganza dei docenti è il primo: se sono formati, credono che la formazione ricevuta li metta sul piedistallo. Invece no: ogni DSA è diverso e va trattato con gentilezza. Non: "tieni, questa è la verifica per te, questi sono gli schemi, ora lavora".
2: i docenti non cambiano modalità didattica sulla classe. Ma semplicemente trovano materiale per i DSA per semplificargli il lavoro. Quindi, non attivano realmente il loro apprendimento. Non li coinvolgono nella classe. Semplificando il lavoro soltanto, mirano agli obiettivi minimi. E non va bene.
3: con i BES generici si è creata molta burocrazia da svolgere. Troppi BES senza diagnosi. Si toglie attenzione ai reali DSA diagnosticati.
4: si forma spesso una strana intesa fra docenti che vogliono tenere il controllo della situazione (credendo di sapere tutto) e genitori incerti che sono restii a far diagnosticare il figlio. O che pur avendo diagnosi, non vogliono PDP perché temono che il figlio diventi pigro.??
Quindi io credo che non basti la formazione degli insegnanti.
È necessario parlare ancora di più di DSA. Ai genitori. Ai dislessici. Alle classi.

Bisogna far capire che la dislessia resta anche quando si finisce la scuola. E che la 170 non è solo una protezione a scuola, ma è molto di più: un aiuto al ragazzo per raggiungere la consapevolezza del proprio DSA, un'educazione a sentirsi dislessico perché è giusto che sia così."

-Christina-


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Roberto M.

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