domenica 12 novembre 2017

Troppe diagnosi di dislessia? No. Ancora troppo poche. Ecco perché





«Boom di diagnosi di disturbi dell’apprendimento tra i bambini», «è un’epidemia», «in atto una medicalizzazione di massa della scuola» «DSA un’invenzione per assicurarsi la promozione». Sono solo alcuni dei tanti titoli e delle tante frasi che sempre più frequentemente leggiamo sui giornali, sul web o che sentiamo pronunciare in convegni o ospitate televisive da qualche pseudo-esperto. Ma sono davvero troppe le diagnosi di dislessia?

Ovviamente la risposta è NO. Capiamo perché.

Già nel lontano 2011 all’indomani dell’entrata in vigore della Legge 170/2010 si assisteva ad una prima ondata di dis-informazione tanto che il Prof. Giacomo Stella, tra i massimi esperti in Italia e fondatore AID replicò in questo modo all’ennesimo articolo pubblicato sull’argomento:

«Ma la pagina che avete pubblicato sul vostro giornale rappresenta una svolta nei panorama dei “negazionisti”: non dice infatti che la dislessia non esiste, ma dice che” la dislessia è troppo diffusa per essere vera”. Argomento ideologico e non scientifico molto pericoloso perché sarebbe come dire che un fenomeno viene accettato solo se è piccolo, invisibile, così non dà fastidio».

I cosiddetti negazionisti della dislessia se prima della Legge affermavano che i DSA non esistevano dopo la sua approvazione cominciarono a far circolare dubbi sulle troppe diagnosi di DSA. Una tesi che però si regge non su basi scientifiche, ma ideologiche. I numeri che si leggono o che si ascoltano infatti non corrispondono mai a verità e vengono gonfiate per fare ancora più rumore. Sensazionalismo puro e interessi nascosti che nulla hanno a che fare con la dislessia.

La realtà dei fatti è completamente opposta: le diagnosi di DSA sono ancora troppo poche, tantissimi i bambini e ragazzi senza ancora certificazione. I dati, quelli veri, scientifici, quindi attendibili, del MIUR parlano chiaro. Come dice bene Giuseppe Aquino, formatore tecnico AID e membro della Commissione Esecutiva del nuovo progetto di produzione di Linee Guida sui DSA, in un articolo pubblicato recentemente dall’Associazione Italiana Dislessia in risposta proprio alle accuse delle false diagnosi di dislessia:


«In ogni caso la percentuale degli alunni con diagnosi di DSA nella scuola italiana, come risulta oggi dai dati ufficiali del MIUR, non è del 18-20%, come qualcuno afferma, ma supera di poco il 2%, a fronte di una incidenza media che, secondo le indagini epidemiologiche (così come riportato dai dati scientifici nazionali e dalle Linee Guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità), si attesterebbe intorno al 3,5% dell’intera popolazione scolastica. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad una sovrastima dei casi di dislessia, quanto, piuttosto, alla presenza ancora di una grande parte di sommerso, oltre l’1,5%».

Non è ancora chiaro? E allora vi invito a visionare l’interessante disamina che fa il Dott. Gianluca Lo Presti nel video qui di seguito. Riferendosi a dati e fonti certe e alle sue competenze di vero esperto in materia “distrugge” completamente queste pericolose teorie negazioniste che purtroppo viaggiano velocemente sui media italiani a discapito dei bambini e ragazzi DSA e delle loro famiglie.




Spero sia ora chiaro che la storia delle false diagnosi è un grande menzogna. Una menzogna che come tante rischia di essere acquisita come verità se ripetuta e ripetuta più volte.

Per questo vorrei che lo capissero anche tutte quelle pagine web, quei grandi giornali o quelle TV che troppo spesso danno spazio a queste genti e alle loro opinabili teorie contravvenendo ad una delle regole fondamentali della comunicazione e cioè l’attendibilità della fonte.

I messaggi che possono partire da queste persone mosse da chissà quali interessi e strane ideologie sono come proiettili in grado di modificare o rafforzare il pensiero di chi li ascolta e di riflesso danneggiare il percorso scolastico e la vita in generale delle migliaia di bambini e ragazzi con DSA. Le uniche vittime.

Impediamo una volta per tutte a questi personaggi di sparare parole letali allontanando da loro i microfoni e spostando verso la verità l'obiettivo delle telecamere.

Roberto M.



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