L'ANIEF: "Dislessia: Legge disattesa e scuole impreparate. Servono aggiornamenti"








Recentemente il Miur ha diffuso i dati riguardanti gli alunni con DSA in riferimento all'anno scolastico 2016/2017. Ne emerge che le certificazioni, pur restando sempre al di sotto della media attesa, sono in aumento. Un aumento dovuto, come ribadisce anche il Miur, all'introduzione nel 2010 della legge 170, una normativa che tutte le scuole sono tenute a rispettare per garantire il successo scolastico agli alunni dislessici. Ma davvero tutte la rispettano? E gli insegnanti? Sono tutti preparati su dislessia e DSA?

Sembrerebbe di no e per coloro che vivono da vicino la dislessia non è di certo una novità. Ora però a confermarlo arriva anche un'interessante ed esaustiva nota dell'ANIEF, l'Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori consultabile sul sito web ANIEF e che riporto qui di seguito:

“Dal 2010-2011 al 2016-2017 – ha sottolineato il Miur - si osserva una notevole crescita delle certificazioni di DSA dovuta all’introduzione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”.

Ma perché la Legge 170/2010 non ha mai trovato applicazione? Cosa fanno le scuole per assicurare il diritto allo studio ai 250mila alunni con disturbi specifici di apprendimento?

Quella legge, infatti, ha rappresentato una svolta per i giovani con tali disturbi, anche presenti in più tipologie, acclarando i problemi, recita l’articolo 1, “che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana”.

A questo scopo, sempre la legge 170/10, ha previsto la possibilità per gli alunni con Dsa di “fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari”.
Inoltre, l’anno successivo, nell’estate del 2011, sono stati anche pubblicati il Decreto attuativo e le Linee Guida ad esso associate, che introducono in modo chiaro tutte le azioni pratiche che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie devono attuare per la tutela e il supporto degli allievi con disturbi specifici di apprendimento.

Nello specifico, l’art. 4 del D.M. 5669 del 2011 prevede che le scuole provvedano ad attuare i necessari interventi pedagogico-didattici per il successo formativo degli alunni DSA, avviando percorsi di didattica individualizzata e personalizzata, e ricorrendo anche a strumenti compensativi e misure dispensative. Le linee guida, a loro volta, si soffermano sulla didattica individualizzata e personalizzata come strumento di garanzia del diritto allo studio, quindi insistono sulla centralità delle metodologie didattiche da attuare in aula.

Diventa, pertanto, centrale, per soddisfare il diritto allo studio dei 250mila alunni che frequentano le nostre scuole, quanto stabilito nel Piano Didattico Personalizzato, realizzato con tutte le parti interessate, ad iniziare dalla famiglia. E qui sta il punto: i docenti del Consiglio di classe, adottano sempre le adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp? Viene adottata, in tutti i casi, una esauriente valutazione specifica? Considerando l’alto numero di lamentele e ricorsi attuati, sembrerebbe proprio di no.

“Le denunce che raccoglie il nostro sindacato – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati”.

“Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione.

Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale”, conclude Pacifico."

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Roberto M.

Fonte: ANIEF

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Commenti

  1. Sarebbe ora che si prendessero dei seri provvedimenti per tutti gli insegnanti che non vogliono assolutamente fare gli aggiornamenti e poi giudicano i ragazzi come le pare .Mio figlio quest'anno esami di maturita' grande delusione come ogni anno. Rabbia e voglia di chiudere con lo studio spero che ci rifletta e continui ad andare avanti .

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  2. Per come la vivo io la situazione di mia figlia (dislessica nella secondaria di primo grado ) ho solo una parola : "caos totale"

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